Ci siamo illusi che conservare equivale a ricordare

Un’interessante spunto di riflessione. Migliaia, centinaia di migliaia di scatti che spesso non riguarderemo mai più. I meno accorti lasciano che un banale guasto sottragga loro anni di ricordi. C’è chi consigna di stampare, stampare e ancora stampare le fotografie per non perderle nel mare digitale. Forse ha ragione. Un domani, quando toccherà anche a noi, il prezioso hard disk contenente una vita intera di momenti passerà a figli o nipoti. Che potrebbero formattare tutto senza badare al contenuto.

Roberto Cotroneo

Quante cose dobbiamo conservare? E di quante cose abbiamo bisogno per ricordare? E quante devono essere di continuo a portata di mano? L’era di internet ci ha obbligato a tenere tutto: anche la mail più insignificante, la fotografia casuale, magari mossa e scura scattata quasi per gioco, parole scritte in fretta in una nota sullo smartphone, il video di cinque secondi che non sai neppure perché lo hai fatto. E poi tutti i copia e incolla di qualsiasi cosa che leggiamo e pensiamo potrebbe servirci, e le foto che non sono le nostre, quelle che troviamo sul web e ci colpiscono. Conserviamo tutto quello che possiamo mettere tra le nostre cose, con un movimento delle dita sul mouse o sullo schermo touch. E questo è il nostro mondo. Un mondo digitale di informazioni continue. Conserviamo tutto perché non esiste più lo spazio o, per dirla in un modo paradossale, perché…

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